Sunday, July 23, 2006

Navigando sul Tevere da Ponte Marconi agli scavi di Ostia antica

Da tre anni esiste un battello, ancorato poco dopo il ponte Marconi sulla sponda sinistra, che su incarico del Comune di Roma consente a chi lo desidera di poter ammirare il paesaggio della due sponde del fiume, navigando dal Ponte Marconi fino agli Scavi di Ostia Antica. Il viaggio è abbinato alla visita degli Scavi che è possibile fare per circa due ore. Dopo si ritorna con lo stesso battello. Nel viaggio di andata e ritorno ho scattato numerose foto, di cui offro di seguito una selezione. Non sono in grado di dare un commento per ogni singola foto, ma non mi pare ve sia bisogno trattandosi per lo più di foto naturalistiche. Chi vive in città perde spesso la cognizione e la familiarità con la natura. Ho privilegiato le foto che danno maggiormente la sensazione di un contatto diretto con la natura, non inquinata da interventi e presenza umana. Aggiungo infine che il Tevere era per la religiosità precristiana luogo divino, sede di un dio, anzi no il fiume stesso era un Dio. Oggi invece è una cloaca, un luogo immondo dove non è prudente pescare e mangiare il pesce del fiume. Ho visto affiorare dall'acqua pesci giganteschi, che non mi è riuscito di fotografare. Erano delle carpe che possono pesare venti chili e oltre (parole del capitano). Osano mangiarsele, se riescono a pescarle, solo gli extracomunitari, che evidentemente non possono permettersi un alimentazione più igienicamente controllata. Lungo il Tevere è possibile vedere barca di pescatori, il cui pesce però io non ho accettato una volta che mi era stato offerto.

Fornisco di seguito sotto ogni immagine a mo' di illustrazione un testo costituito da una traduzione dal tedesco da me fatta verso il 1973, mentre ero studente di lingua tedesca alla Facoltà di Scienze Politiche. Non ne so rintracciare l'Autore ed il libro o l'Enciclopedia da dove è stata tratta. Era una traduzione a pagamento a me chiesta da una laureanda in lettere. Trovai interessante il testo e conservai copia del lavoro fatto, purtroppo senza aver annotato la Fonte, che credo non mi sia stata neppure indicata. Mi mancano purtroppo i fonts greci.
1.

DIVINITÀ FLUVIALI

I fiumi secondo Omero (Il. 21, 196) traggono tutti origine da Oceano, ma in quanto persone non sono tutti generati dallo stesso, giacché lo Xanto (Il. 14, 434) è indicato quale figlio di Zeus. Spesso si trovano gli attribuiti deitrefés, diepetés, che indicano in Zeus la causa di tutta l'acqua che scende dal cielo. Essi sono immortali come tutti gli altri dei (Il. 21, 380), hanno come questi forma umana, fanno parte dell'Assemblea plenaria degli dei (20, 7), entrano in scena come padri, e nel caso dei fiumi troiani si gettano nell'azione quali partecipanti essenziali. Anche se da soli i più potenti fra essi, Acheloo e Oceano, non ardiscono di misurarsi con Zeus (21, 194), tuttavia godono di un importante culto, come risulta particolarmente dal giuramento di Agamennone (Il. 3, 276), dove essi accanto alla Terra vengono invocati quali rappresentanti del territorio centrale (cfr. anche il giuramento della città di Drero a Creta in Cauer delectus insc. nr. 38).
2.

Lo Scamandro, un mégas théos, ha un sacerdote (aretés, Il. 5,78), lo Spercheio un témenos e Bwmós; a questi il pelide Achille promise la chioma ed un'ecatombe, e dal giuramento di Odisseo al fiume Scheria (polúllistos, Od. 5, 445) risulta anche il culto personale di fiumi poco importanti. In Hesiod. Theog. 337 ss. 367 ss. (cfr. Akusilaos in Macrob. Sat. 5, 18, 10) i fiumi sono figli di Oceano e di Teti, in numero di tremila, a cui si affiancano molte fonti come sorelle. La loro corrente non può essere traversata senza aver fatto un'orazione e con le mani impure, Hes. Opp. 737 ss.

3.

Insieme con Apollo i fiumi curano e nutrono la gioventù, che perciò consacra loro la capigliatura. Questo lo si deduce allorhé i fiumi vengono invocati quali divinità che allontanano la malattia e procurano la guarigione, come per il Mele a Smirne, l'Imera in Sicilia (C.I.G. 3165, 5747), quest'ultimo con l'appellativo di swtér, e come anche per un affluente dello Strymen Herod, 8, 138.
4.

Per via di questa loro funzione pedagogica i fiumi sono spesso i più antichi prìncipi di un paese, i fondatori della sua cultura, i capostipiti dei ceti più nobili (Preller, Gr. Myth./3, I, 447). Erano perciò rappresentanti come vegliardi con le insegne della dignità principesca. Ismenos appare su un vaso di Asti accanto al combattimento di Cdmo col drago (Millingen, anc. ined. monum. I, 27. Welcker, Alte Denk. 3, 23 ss), visibili fino alla base del petto e con uno scettro in mano. Lo stesso per Asopos su un vaso di Vulci (inschr.) che raffigura l'inseguimento di Egina, Braun, ant. Marm. I, 6. Mus. Greg. 2; 20, I. O. jahn, arch. Beitr. 31. È probabile che l'Asopo dell'offerta votiva di Phliasier (Paus. 5, 22, 6) fosse raffigurato in modo simile.
5.

I fiumi appaiono spesso in leggende di contenuto erotico, cfr. Alpheios, Akis, Enipeus, Spercheios, Strymon. La lotta di Herakles con Acheloo è la difesa di un violento pretendente di Deianeira. Quanto più le divinità fluviali si mostrano capaci di mutare la loro forma (Nereus, Proteus, Thetis), tanto più è dato annoverare leggende sulla trasformazione dei corsi fluviali (Acheloos, Krimisos). Le numerose leggende tramandate soprattutto dallo Pseudo-Plutarch, secondo cui un fiume è intitolato a un uomo che è morto nelle sue acque o vicino, dimostrano nel complesso un'origine più recente e spesso sono invenzioni consapevoli degli stessi scrittori (Plut. de fluv. ed Hercher, praef. p. 28 ss.).
6.

FORMA DEI FIUMI NEL CULTO, NELLA POESIA E NELL'ARTE

Le notizie che Aelian. var. hist. 2,33 dà sulla formazione delle divinità fluviali sono spesso, come risulterà, inesatte ed erronee. Si è già detto che in Homer i fiumi hanno sempre forma umana; la raffigurazione in forma di toro gli è sconosciuta. Questa forma umana però non è la personificazione di un luogo, ma un'individualità spiccatamente mitologica, che in quell'epoca infantile priva di riflessione si identifica con la forma naturale dei fiumi. Una siffatta divina individualità mostrano le più antiche raffigurazioni plastiche di divinità fluviali che ci siano rimaste, cioè i fiumi sul frontone del tempio di Zeus a Olimpia e su quello del Partenone. L'artista metteva le figure sdraiate agli angoli del frontone, non tanto per dimostrare che la lotta con i carri fra Oinomaos e Pelope si svolge nel territorio fra Alfeos e Cladeos, o che la disputa fra Atena e Poseidone ha luogo sulle rive del Cefiso, quanto per raffigurare persone veramente divine nella veste di spettatori partecipi che lasciano trapelare il loro entusiastico interesse per l'esito della lotta. Stesi per lungo, come si addice a divinità di luogo che sono inchiodate al terreno, essi rimangono là fermi. A Olimpia nell'angolo di sinistra Alfeo, il più grande e perciò il più antico dei due, appare con un volto barbuto; guarda con viva partecipazione verso il centro. Il giovane Kladeos nell'angolo di destra, adagiato sul ventre in una posizione naturale piuttosto grossolana, segue con viva partecipazione gli avvenimenti al centro, l'avambraccio destro è sollevato con gesto espressivo. In tutte e due le figuere non si nota ancora traccia alcuna di quel fantastico sentimento della nattura, che in epoca posteriore vive nelle forme di divinità fluviali dolcemente adagiate (cfr. Archäol. tg. 1879, p. 119, 1882, p. 224. Gerber, Jahrb. f. Phil. Suppl. 13, p. 277).
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